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Leggenda dello spirito del salice

Articolo a cura di M.Matteo Gagliardi, Direttore del Centro Culturale Italia Giappone ''Sicomoro'' in Italia



Nel 1132 (secondo i dati storici) fu fondato il tempio di Sanjūsangen-Dō "sala dei trentatré spazi"; e si dice che attualmente nel tempio si possano trovare circa 1000 statue della dea Kannon, la dea della Misericordia.


Prima della costruzione del tempio, in un villaggio vicino si ergeva un salice di dimensioni prodigiose. Su questo albero giocavano tutti i bambini del villaggio, che si arrampicavano e si oscillavano sui suoi rami. Forniva ombra agli anziani durante il caldo dell'estate, e al tramonto molti erano i ragazzi e le ragazze che si giuravano amore eterno sotto i suoi rami. L'albero sembrava trasmettere un'influenza positiva in tutto il territorio. Anche i viaggiatori stanchi potevano riposare tranquilli e al sicuro sotto i suoi rami. Ma, purtroppo, anche a quei tempi l'uomo era spesso spietato con gli alberi.


Un bel giorno, la gente del posto annunciò la decisione di abbattere il salice e usare il suo legno per costruire un ponte sul fiume. Nel villaggio viveva un giovane contadino di nome Heitaro, ed era la persona che amava di più quell'albero, poiché aveva vissuto tutta la sua vita vicino a lui, così come i suoi antenati; e si mostrava apertamente contrario al fatto che fosse abbattuto. Heitaro riteneva che un tale albero dovesse essere rispettato.

Non aveva sfidato le tempeste per centinaia di anni? E il piacere che dava ai bambini durante il caldo dell'estate! Non dava conforto al viaggiatore, e all’innamorato un ambiente romantico?

Tutte queste ragioni mosse da Heitaro finirono per convincere gli abitanti del villaggio.


“Invece di abbattere il salice", disse loro, "vi darò gli alberi di mia proprietà di cui avete bisogno per sollevare il ponte. Ma dovrete rispettare per sempre questo vecchio salice. Dovete prometterlo.”


Gli abitanti del villaggio accettarono senza scrupoli, poiché in fondo anche loro provavano una discreta venerazione per il vecchio albero. Heitaro era contento, e trovò rapidamente del legno con cui costruire il ponte.

Giorni dopo, al ritorno dal lavoro, Heitaro trovò una bella ragazza in piedi sotto l'albero. Istintivamente, il giovane si chinò davanti a lei, che ricambiò l'inchino, ed entrambi entrarono in una conversazione sull'albero, sulla sua età e sulla sua bellezza. Sembravano essere attratti dalla loro comune compassione. Dopo essersi rammaricato che la giovane donna dovesse andarsene, Heitaro la salutò. Quel pomeriggio non fu in grado di concentrarsi sulle sue faccende quotidiane. I suoi pensieri non erano in quello che stava facendo:

"Chi era la ragazza sotto il salice? Quanto vorrei vederla di nuovo!”


Heitaro non riuscì a dormire quella notte. Era stato contagiato dalla febbre dell'amore. Il giorno dopo andò al lavoro presto, e rimase lì tutto il giorno, moltiplicando il suo lavoro per cercare di dimenticare la ragazza del salice. Tuttavia, al suo ritorno a casa nel pomeriggio, ecco che c'era di nuovo la ragazza! Questa volta fu lei a fare un passo avanti ricevendolo in modo amichevole:

- “Bentornato!" gli disse. “Vieni a riposare sotto i rami dell'albero che ami così tanto, perché devi essere stanco.”


Heitaro accettò volentieri l'invito, e non solo fece ciò che gli venne chiesto, ma gli dichiarò anche il suo amore. Dopo questo, la giovane donna misteriosa, che nessuno aveva mai visto prima, continuò a incontrare Heitaro ogni giorno, finché alla fine acconsentì a sposarlo; a condizione che non le chiedesse mai dei suoi parenti o amici.

- "Non ne ho nessuno", gli disse. “Posso solo prometterti che sarò una moglie buona e fedele, e che ti amerò con tutta la mia anima. Puoi chiamarmi Higo”.


Il giorno dopo, Heitaro portò Higo a casa sua, e si sposarono. In meno di un anno ebbero un figlio, che divenne la loro gioia più grande. Non c'era momento del loro tempo libero che non lo passassero a giocare con il suo bambino, che chiamarono Chiyodō. Sarebbe difficile trovare in tutto il Giappone una casa più felice di quella di Heitaro, con la sua splendida moglie e il suo bellissimo figlio.

Ma, c'è un posto al mondo dove la felicità più completa si prolunga per sempre?

Anche se gli dei permettessero l'esistenza di un posto del genere, le leggi degli uomini non lo farebbero. Quando Chiyodō ebbe compiuto cinque anni, ed era il bambino più bello di tutto il villaggio, l'imperatore in pensione Toba decise di erigere a Kyoto un immenso tempio consacrato a Kannon, al quale avrebbe portato mille e una immagini della dea della Misericordia.


L'imperatore in pensione Toba desiderava raggiungere la fama, e ordinò alle autorità di raccogliere il legno per la costruzione del vasto tempio. I giorni del vecchio salice erano ormai contati: il suo legno fu richiesto, insieme a quello di molti altri, per erigere il tetto del tempio. Heitaro cercò di salvare di nuovo l'albero offrendo tutto ciò che aveva, ma fu invano, dato che anche i suoi vicini erano ansiosi di vedere il grande tempio. Pensavano che avrebbe portato loro fortuna, e in ogni caso, che sarebbe stato un magnifico regalo per il grande tempio.


Arrivò il momento fatidico. Durante una notte, dopo che lui, sua moglie e suo figlio si erano ritirati a riposare, Heitaro si svegliò con il suono delle asce. Stupito, vide la sua amata moglie seduta sul letto, fissandolo seriamente mentre le lacrime scorrevano sulle sue guance piangendo amaramente.


- “Caro marito mio", gli disse con voce singhiozzante, "ti prego di ascoltare quello che ho da dirti, e non dubitare delle mie parole. Purtroppo non stai sognando. Quando ci siamo sposati ti ho pregato di non chiedermi della mia famiglia e vita passata, e tu non l'hai mai fatto. Ricorda che ti ho detto che te ne avrei parlato se si presentasse l'occasione. Purtroppo, l'occasione è arrivata, mio amato. Io non sono altro che lo spirito del salice che ami così tanto, e che hai così generosamente salvato sei anni fa. Mi sono presentata in forma umana sotto l'albero per premiare la tua grande bontà, nella speranza di vivere con te e renderti felice per il resto della tua vita. Ma, ahimè, questo non è possibile, dato che stanno tagliando il salice. Sento ogni colpo delle sue asce! Devo tornare all'albero per morire, perché ne faccio parte. Il mio cuore si strappa nel pensare che dovrei abbandonare anche il nostro amato figlio Chiyodō, che soffrirà così tanto sapendo che sua madre non è più in questo mondo. Spero sia abbastanza forte da vivere con te senza una madre. Auguro a entrambi lunga vita e felicità. Addio, caro, devo arrivare fino al salice... Sento le loro asce che colpiscono sempre più forte, e io... mi sento più debole ogni volta che colpiscono.”


Heitaro disperato svegliò subito suo figlio, ma Higo scomparve. Quando Chiyodō si svegliò, allungò le braccia verso sua madre che però era scomparsa, e piangendo amaramente implorò il suo ritorno.

- "Mio caro figlio", disse Heitaro, "è andata via… e non può tornare. Vieni, vestitiamoci e andiamo a vedere il suo funerale. Tua madre era lo spirito del Grande Salice.”


Poco dopo, all'alba, Heitaro prese per mano Chiyodō e lo portò all'albero. Arrivati lì, lo trovarono abbattuto e con i suoi rami potati. Potete immaginare i sentimenti di Heitaro e Chiyodō. Ma successe qualcosa di molto strano!

Nonostante lo sforzo congiunto degli assassini, non erano in grado di spostare il tronco di un solo pollice verso il fiume, dove avrebbero dovuto trasportarlo e farlo galleggiare fino a Kyoto. Vedendo questo, Heitaro si rivolse agli uomini.

- “Amici miei", disse loro, "il tronco morto dell'albero che state cercando di spostare contiene lo spirito di mia moglie. Forse se permetteste a mio figlio Chiyodō di aiutarvi, sarebbe più facile per voi; e lui vorrebbe presentare i suoi ultimi rispetti a sua madre.


I boscaioli accettarono la proposta. Con suo grande stupore, non appena Chiyodō si avvicinò al tronco e lo spinse con la sua mano delicata, il legno scivolò dolcemente verso il fiume. Suo padre nel frattempo cantava un “uta” che ora si canta quando bambini piccoli aiutano in casa o a svolgere qualche lavoro.


Muzan naru kana

Motowa kumanono yanagi no tsuyu de

Sodate agetaru kono midorigo wa

Yoi, Yoi, Yoito na!


(Non è triste vedere il piccolo, che è nato dalla rugiada del salice di Kumano, fiorire fin qui?

Tirate, tirate, tirate forte, compagni.)





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Articolo a cura di M.Matteo Gagliardi, Direttore del Centro Culturale Italia Giappone ''Sicomoro'' in Italia


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