GIAPPONE: SUICIDI CONTRO VIRUS

Qual è il vero nemico in Giappone?

(A cura di M.Matteo Gagliardi, Direttore del Centro Culturale Italia Giappone ''Sicomoro'' in Italia)



Ogni volta che inizio a scrivere riesco sempre a trattare temi molto leggeri.... (ironia)

Il fatto è che non riesco a tacere quando tutto il mondo è invaso da un virus mortale chiamato CORONAVIRUS e in Giappone invece ci sono statistiche che dicono altro. Statistiche che nascondono crude verità deviate da milioni di foto e video "meraviglia" che invadono il web.


IN GIAPPONE CI SONO PIÙ MORTI PER SUICIDIO IN UN SOLO MESE CHE PER IL VIRUS.

Ma non è tutto.

Una curiosa statistica ci informa che prima del virus (per esempio nel 2018 più di 20.000 in un anno, circa 55 al giorno) il tasso di suicidi era circa un 70% uomini e 30% donne, percentuale che curiosamente durante la pandemia si è capovolta.

Cosa sta succedendo? Perché tanta differenza tra uomini e donne durante la pandemia?


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Tutti abbiamo sentito parlare che in Giappone ci sono molti suicidi, perversione, i famosi "Hikikomori", tanto ma tanto dolore umano che non rispecchia affatto un paese che vorremmo far sembrare perfetto, super organizzato e sicuro.

Nei miei articoli precedenti avevo promesso di parlare di questa parte "oscura" del Giappone e queste curiose statistiche mi hanno convinto.


Chi mi conosce o segue sul web sa già chi sono, sa che sono cresciuto in Giappone fin da bambino e che amo profondamente questo paese, ma non tutti sanno che ho vissuto sulla mia pelle tutti i lati "oscuri" che inevitabilmente fronteggiano e risucchiano tutti quelli che crescono nella società giapponese.

Spesso vengo anche criticato, perché a volte parlo delle sue parti paradisiache, beh voglio rassicurarvi.

NON È SEMPRE IL PARADISO.

Ho perso 5 amici, si sono suicidati. So di cosa parlo e so anche che molte informazioni raccapriccianti non arrivano in occidente, e cerchiamo tra una notizia e l'altra di capire quale sia la verità, quale sia il vero Giappone.


Scusate, torniamo a noi.

Mentre la grande pandemia avanzava e seminava terrore e morte, in Giappone migliaia e migliaia di persone soffrivano di tutt'altra malattia. LA DISPERAZIONE.

Lungi da me il voler sminuire le grandi sofferenze provocate dal Coronavirus, ma vorrei soffermarmi, in questo articolo, sulle statistiche poc'anzi menzionate.


Eriko Kobayashi. Donna. Tentato suicidio, quattro volte.

La prima volta aveva solo 22 anni con un lavoro a tempo pieno che però non pagava abbastanza per pagare l'affitto e le spese nei supermercati di Tokyo.

"Ero molto povera", ha detto Kobayashi, che ha trascorso tre giorni incosciente in ospedale dopo il tentativo.

Ora 43enne, Kobayashi ha scritto libri sui suoi problemi di salute mentale e ha un lavoro fisso in un'organizzazione no-profit.

Ma il coronavirus le sta restituendo lo stress che provava prima.

"Mi hanno tagliato lo stipendio e non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel", ha detto. "Sento costantemente un senso di crisi e che potrei ricadere nella povertà".


In Giappone, le statistiche del governo mostrano che IL SUICIDIO HA CAUSATO PIÙ VITTIME NEL MESE DI OTTOBRE 2020 CHE IL COVID IN TUTTA LA SUA DURATA IN GIAPPONE.



Numeri a confronto

Il Giappone ha lottato sempre e a lungo contro uno dei tassi di suicidio più alti al mondo.

Nel 2016, ha avuto un tasso di 18,5 per 100.000 persone, quasi il doppio della media mondiale annuale di 10,6 per 100.000 persone.


Sebbene le ragioni dell'alto tasso di suicidi in Giappone siano molto complesse, sappiamo con certezza che i lunghi orari di lavoro, la pressione scolastica, l'isolamento sociale e uno stigma culturale sui problemi di salute mentale sono stati citati come fattori principali che influenzano tale scelta.


Per i 10 anni precedenti al 2019, il numero di suicidi in Giappone è diminuito, scendendo a circa 20.000 l'anno scorso secondo il Ministero della Salute, che è comunque una cifra spaventosa. Questo è il numero più basso da quando le autorità sanitarie del paese hanno iniziato a tenere i registri nel 1978.

La pandemia però sembra aver invertito tutto e l'aumento dei suicidi ha colpito in modo sproporzionato le donne.

A ottobre, i suicidi femminili in Giappone sono aumentati di quasi l'83% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

In confronto, i suicidi maschili sono aumentati di quasi il 22% nello stesso periodo di tempo.


Ci sono diverse potenziali ragioni per questo, ovviamente non possiamo menzionarle tutte, ma sicuramente le più importanti.


Le donne costituiscono una percentuale più elevata di lavoratori part-time nei settori alberghiero, della ristorazione e della vendita in negozi, dove i licenziamenti sono stati davvero molti.

Kobayashi, la donna di prima, ha detto che molti dei suoi amici sono stati licenziati. "Il Giappone ha ignorato le donne, questa è una società in cui le persone più deboli vengono tagliate fuori per prime quando succede qualcosa di grave".

C'è da meravigliarsi? NO. Il Giappone nel momento della verità ha sempre considerato sacrificabile l'individuo per un bene maggiore. Per questo motivo è una delle più grandi potenze mondiali. Ma a che prezzo?


In uno studio globale su oltre 10.000 persone, condotto dall'organizzazione umanitaria internazionale, il 27% delle donne ha riportato maggiori problemi di salute mentale durante la pandemia, rispetto al 10% degli uomini.

Ad aggravare queste preoccupazioni c'è anche la realtà che spesso spetta alle madri assumersi le maggiori responsabilità dei figli, oltre alle normali mansioni lavorative, ma l'aumento dell'ansia per la salute e il benessere dei figli ha anche messo la famosa ciliegina sulla torta.


Akari, una donna di 35 anni, ha detto di aver cercato un aiuto professionale quando suo figlio, nato prematuro, è stato ricoverato in ospedale per sei settimane. "Ero molto preoccupata", ha detto Akari. "Non ho mai avuto precedenti di malattie mentali prima, ma mi sento molto, molto più sensibile e impaurita".

Akari poi è peggiorata con l'intensificarsi della pandemia, il marito impegnatissimo a lavoro, e lei sola e terrorizzata che suo figlio potesse contrarre il virus.

"Mi sentivo come se non ci fosse speranza, mi sembrava di dover pensare sempre allo scenario peggiore", ha detto.

Eriko Kobayashi ha lottato con la sua salute mentale in passato. Dice che la pandemia le ha portato ancora una volta un'intensa paura di cadere nella povertà.



Suicidi tra le celebrità

Diverse celebrità giapponesi si sono tolte la vita durante la pandemia. I media giapponesi riportano raramente i dettagli di tali morti, senza soffermarsi troppo sul metodo o sul motivo, la semplice segnalazione di questi casi porta spesso a un aumento dei suicidi nel pubblico in generale.


Un caso famoso è quello di Hana Kimura, una wrestler professionista di 22 anni e star del reality show "Terrace House", si è suicidata durante l'estate dopo che gli utenti dei social media l'hanno bombardata con messaggi di odio.

La madre di Hana, Kyoko Kimura, afferma di essere consapevole che i resoconti dei media sulla morte di sua figlia potrebbero aver influenzato anche altre persone.


"Quando Hana è morta, ho chiesto ripetutamente alla polizia di non rivelare nessun dettaglio concreto sulla sua morte", ha detto Kimura. "Scatenerebbe una reazione a catena".


Kimura ha affermato che la pandemia ha portato sua figlia a passare più tempo a leggere messaggi tossici sui social media senza poter reagire a causa delle restrizioni del coronavirus. Kimura sta ora creando un'organizzazione no-profit chiamata "Remember Hana" per aumentare la consapevolezza sul bullismo del web.

Hana Kimura, causa della morte: suicidio.




Esperienza personale

Non avrei mai pensato che un giorno avrei parlato di queste cose apertamente/pubblicamente, sono cose che non si ricordano come "un'esperienza in più". Tutto questo in Giappone è un grande "tasto rosso" da non premere, ma presente nella società.

Tutti sanno cosa è successo ma nessuno dice niente. Per rispetto alla persona, dicono, ma non è così.


Ti racconto la mia prima volta, ero al liceo.

Io giocavo nel club (bukatsu) di calcio della mia scuola. Una quarantina di ragazzi, ogni giorno ci allenavamo ore e ore insieme.

Una sera, mi chiama un mio compagno e mi dice letteralmente:

"Uemoto è morto".

Silenzio.

Io, "cosa?"

"Uemoto è morto"

Silenzio.

"Ma cosa stai dicendo? È uno scherzo vero?"

"No, Uemoto è morto"

Silenzio.

"Che è successo? Come è morto?"

"Non si sa" mi risponde.

"Ma che significa non si sa? Che gli è successo? Saprai qualcosa in più, no?"

Silenzio.


Non si aspettava che io gli chiedessi ripetutamente cosa fosse successo. Perché non se lo aspettava?

Poi mi spiegò, capendo che io non ne ero a conoscenza, che in Giappone quando una persona si suicida non si dice "Si è suicidato". Non si può dire, non se ne parla. In TV è diverso, si dice tutto, ma tra quelli che lo conoscevano no, è moralmente vietato dirlo.


Da quella telefonata, nessuno, ne io ne nessuno dei nostri amici ha più parlato di Uemoto.


Il giorno dopo, a scuola, c'era un'aria insostenibile. Tutti sapevano, ma cercavano in maniera ridicola, straziante e disperata di non farsi notare coinvolti emotivamente. Nessuno ha più parlato di Uemoto.


Uemoto è uno dei tanti, ma per me è stato il primo.

Non dimenticherò mai quei giorni, ma nemmeno gli altri 4 amici che ho perso.

Questo è il Giappone "oscuro", questo è il modo di vivere in una società che richiede la perfezione dell'individuo.


Perché ci sono tanti suicidi? Beh, approfondiremo alcuni aspetti che ho vissuto per capirne meglio le conseguenze.

Non oggi, oggi il mio pensiero va a Uemoto, con il quale ho trascorso forse gli anni più intensi della mia vita.

Colui che è stato collocato nel dimenticatoio sociale.



Che dire, tanta sofferenza.

Il suicidio in Giappone è una parte che evidenzia chiaramente il grande sacrificio dell'individuo.

Come ho detto spesso in precedenza, "per un paese così organizzato e perfetto c'è un'altro estremo sacrificabile".


Infine, ti chiedo di condividere queste mie esperienze, perché per conoscere il Giappone non possiamo continuare a guardare solo le famose foto o video "meraviglia", altrimenti siamo anche noi come chi ha dimenticato volutamente Uemoto.


Grazie!



(Articolo a cura di M.Matteo Gagliardi, Direttore del Centro Culturale Italia Giappone ''Sicomoro'' in Italia)


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