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AKIHABARA - Storia del quartiere più geek di Tokyo

L’evoluzione di Akihabara fra walkman, otaku, videogiochi e maid café

(Articolo a cura di Amedeo Davit)



Durante il mio primo viaggio a Tokyo c’è stata una tappa che ho voluto fare, una sosta praticamente obbligata.


Sto parlando del quartiere di Akihabara, per gli amici Akiba, un luogo che sembra uscito da un anime: coloratissimo, pieno di negozi incredibili con decine di gadget di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza.

Un luogo fuori dal tempo.


Camminando per le strade e i vicoli di Akihabara è facile imbattersi in giovani giapponesi vestiti in cosplay, sale giochi immense, negozi di manga mutlipiano e persino un mercato di elettronica retrò.

Questo quartiere è unico al mondo e racchiude in sé un pezzo della storia giapponese.

Sì, davvero! In molti pensano ad Akihabara come il quartiere degli “anime”, ovvero i prodotti di animazione giapponese, o dell’elettronica, dove è possibile trovare praticamente ogni sorta di ritrovato tecnologico dagli anni ’70 in poi (e a volte anche più a ritroso nel tempo).

In pochi sanno che l’area urbana di Tokyo conosciuta con quel nome (e con il suo diminutivo, Akiba) è in realtà Soto-Kanda e ha una storia molto più lunga e articolata rispetto alla “recente” esplosione della cultura otaku e geek.



Torniamo quindi insieme indietro nel tempo per ripercorrere la storia di uno dei luoghi più iconici del giappone!


L’attuale quartiere di Akihabara è sempre stato popoloso e animato, fin dai suoi albori.

I primi cenni storici risalgono al periodo Edo (dal 1603 al 1868); in quei tempi, l’area era sostanzialmente un punto di passaggio per chi voleva andare da Edo (l’odierna Tokyo) ai territori del nord.

Le cronache dell’epoca parlano anche della presenza di alcuni samurai e di frequenti incendi che devastarono il conglomerato residenziale, portando verso la fine del 1860 alla costruzione del santuario Chinkasha Jinja (conosciuto nei tempi recenti come Santuario Akiba) dedicato proprio alla protezione dagli incendi.

Il quartiere divenne presto famoso nei primi anni del Novecento, con il soprannome pittoresco di “campo delle foglie d’autunno” (appunto 秋葉原, Akihabara). Un nome che rimane fino ai tempi moderni!



Il dopoguerra e la ricostruzione: la nascita dell’Electric Town

 

(Akihabara 1930)


Ma la continua evoluzione di Akiba non cessò, anzi: il luogo divenne un punto nevralgico per il commercio quando la stazione ferroviaria di Akihabara aprì al pubblico nel 1925: nel quartiere si poteva trovare praticamente di tutto, dalla frutta alla verdura, dai gioielli al vestiario.

C’era persino il mercato nero!

L’accentrarsi dei commercianti portò a una continua crescita di Akihabara, che continuò persino dopo la Seconda guerra mondiale. Il quartiere giocò infatti un ruolo da protagonista nel periodo di ricostruzione: Akihabara divenne casa di molti ingegneri e meccanici rimasti senza lavoro, ed è grazie alla loro presenza che iniziarono svilupparsi moltissime attività che gettarono le basi di quella che sarebbe diventata la famosa “Electric Town” di Tokyo.


In questo periodo nacque anche la Tokyo Electronic University, che inizialmente era una scuola professionale per elettricisti situata proprio nel quartiere, la quale contribuì più o meno indirettamente a formare molti dei giovani che popolavano la zona.

Ma andiamo avanti: negli anni ’60 prima e nei ’70 poi, Akihabara divenne sempre più famosa per le radio, i frigoriferi, i condizionatori e persino i Walkman di Sony; tutto poteva essere acquistato facendo una passeggiata nei piccoli e colorati vicoli della nostra Electric Town, fra negozi diventati storici come Hirose Radio.

Qualunque abitante di Tokyo alla ricerca degli ultimi ritrovati tecnologici o di una riparazione correva ad Akiba!

E non è finita qui: durante il boom economico degli anni ’80, il quartiere iniziò a ospitare sempre più numerosi negozi di elettronica e computer, complice l’avvento dei primi Macintosh e dei PC con DOS di Microsoft.


(Akihabara 1963)


In questo periodo iniziarono ad apparire i super store multipiano che contribuirono alla crescita “verticale” del quartiere.

Verso la fine della decade, Akihabara diede nuovamente prova della sua incredibile adattabilità mutando ancora una volta!

I negozi iniziarono ad aggiornarsi includendo sempre più elementi provenienti dal mondo di anime e manga, cavalcando l’onda del successo (portata anche oltreoceano) dalla rinnovata cultura popolare giapponese.


In questo periodo arrivò ad Akihabara anche Mandarake, il famosissimo negozio di manga e figures famoso in tutto il mondo (e che potete trovare ancora lì!).


I tempi moderni: i manga, i videogiochi e i maid café

 

Negli anni ’90, il quartiere si riempie di coloratissime insegne al neon e negozi straripanti di manga, anime e prodotti correlati all'animazione, attirando anche appassionati di videogiochi e otaku più in generale.


Il suo aspetto inizia ad essere simile a quello che ha oggi!

Fanno la loro comparsa anche i grandi negozi come Yodobashi Camera e le sale arcade. Le più famose sono quelle di SEGA (alcune esistono ancora oggi), paradisi elettronici pieni di cabinati con videogiochi senza tempo e UFO Catchers, all’interno delle quali i giovani giapponesi passano interi pomeriggi.

Sugli edifici appaiono gigantografie di personaggi tratti da anime e videogiochi, e le strade si fanno più colorate e vive.

(Akihabara 1990)


La fama di Akihabara è alle stelle, il quartiere consolida praticamente il suo primato come rappresentante della cultura pop del Sol Levante, attirando turisti e curiosi da tutto il mondo

Dopo il 2000 (e nonostante la recessione) il quartiere continua a crescere; spuntano i primi Maid Café, ovvero quei locali dove le cameriere indossano versioni “anime” dei costumi da domestiche ottocentesche, che sono diventati una delle caratteristiche di più famose di Akihabara nei tempi recenti.

In questi locali è possibile consumare pasti realizzati in puro stile Kawaii giapponese, come le famose crepes con disegno,

e dare un’occhiata ai frequenti spettacoli messi in scena dalle maid per i loro gentili avventori!



Oggi il quartiere è ancora il simbolo della moderna cultura pop, con i suoi negozi unici come i suoi abitanti.

Non è raro vedere ragazzi e ragazze giapponesi aggirarsi per il quartiere in costumi da cosplay, né trovare gentilissime maid appostate fuori dai locali per esporvi le offerte giornaliere.

Durante il mio primo soggiorno ad Akiba rimasi stupito di vedere alcuni ragazzi vestiti come i personaggi di One Piece, il manga di Eiichirō Oda, che passeggiavano tranquillamente alla ricerca dell’ultimo numero del loro manga preferito!

Certo, gli ultimi avvenimenti e la recente pandemia stanno costringendo il quartiere a cambiare ancora pelle (la chiusura delle storiche sale giochi SEGA ne è un sintomo), ma la storia ci insegna che Akihabara ha sempre trovato il modo di stare al passo con i tempi, continuando a stupire.



(Articolo a cura di Amedeo Davit)



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